RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana Telegiornale delle 20.00 del 25 dicembre 2005

“…Nei giorni immediatamente dopo lo tsunami del 2004 sono stata quotidianamente in contatto con la Televisione Svizzera alla quale ho testimoniato la tragicità del terribile evento ed i pochi mezzi con i quali lo stesso veniva affrontato.
Ad emergenza conclusa una troupe del telegiornale svizzero venne ad incontrarci e realizzò un servizio/documentario su questa particolare condizione di Vizhinjam, il villaggio di pescatori, e quindi sulla nostra scuola che ebbe, ha e avrà sempre la funzione di unire, mai di separare a meno che non vengano disattese le regole che con molta determinazione siamo riuscite a far rivivere e rispettare.”
                Valeria Viola Padovani
 

Video Alessandra India 2012

“Alessandra medico pediatra, Tata. Alessandra è arrivata chiamata dai bambini che parlano un linguaggio universale… iniziamo una nuova fase insieme.” Vizhinjam Febbraio 2012

Intervista a Palden Lama

L’esperienza fatta al Campo Profughi con Palden Lama per anni ha portato alla mia ricerca una visione concreta di quanto sia possibile “PRENDERE IL VENTO CON UNA CORDA”, ovverosia come si possa creare e credere nella vita e nelle opportunità che abbiamo per RISCOPRIRLA e amarla nuovamente oltre le nostre conoscenze che spesso limitano il processo della CREAZIONE, Quindi l’opportunità di poter fare uso di quanto solitamente viene lasciato immobile e passivo nella nostra esistenza.

Il termine religione di cui Palden Lama fa uso ripetutamente è più da considerarsi una filosofia di vita che non il concetto che noi conosciamo. Religione intesa come unione della terra con il cielo. La nostra personalità umana, la nostra anima e il cosmo che si incontrano e comunicano tra loro.

 

Viola

 

“Buon viaggio signora pineapple” a Cagliari

Il 23 febbraio 2011 si è svolta a Cagliari, presso il Circolo Sottoufficiali della Marina Militare, la presentazione del libro di Viola Padovani Buon viaggio Signora Pineapple. L’incontro è stato aperto dal presidente del circolo, Benvenuto Casula, e moderato da Massimo Mirabella. Franco Mannoni e Domenico Fiormonte hanno commentato il libro e fatto alcune domande all’autrice. Vi proponiamo due video con i punti salienti della presentazione. Leggete anche il bellissimo articolo che ha dedicato Maria Paola Masala all’evento, intervistando Viola sul percorso decennale della scuola del Centro Studi Platone in India e sugli attuali progetti sardi.

Il testo della presentazione di Domenico Fiormonte

Vorrei dire subito che oltre che un grande onore è per me una grande gioia essere oggi accanto a Viola Padovani per parlare del suo libro. Eppure, se mi avessero chiesto di presentare l’opera di un premio nobel la mia vanità non sarebbe stata inferiore all’emozione che provo oggi pomeriggio. E forse al senso di inadeguatezza. L’emozione di tentare di affrontare e descrivere non solo un libro, ma l’opera di una donna e di un gruppo che hanno pensato e realizzato un’impresa impossibile. Ciò che è impossibile, a mio modesto parere, non sono tanto le realizzazioni materiali di questi dieci anni in India (e gli altrettanti anni spesi in altri progetti in Italia), ma il metodo con cui questi progetti sono stati pensati e realizzati. Senza nessun compromesso, senza mai cedere a nessun tipo di potere, interno o esterno, a nessuna pressione economica, a nessuna organizzazione religiosa o politica. Sembra incredibile di questi tempi, ma questo progetto è stato realizzato da persone che avevano fede in ciò che facevano. Ho conosciuto la scuola del Centro studi Platone a Vizhinjam nel 2008. Ci sono tornato nel 2010. Da solo tre anni dunque “studio” (inteso nel senso più ampio, e dunque anche come partecipazione) il lavoro che Viola e il suo gruppo hanno compiuto in India e che stanno ora proseguendo in Sardegna (ci tornerò con una domanda fra poco). Per questo accanto agli amici del Centro studi a volte mi sento come un personaggio omerico: lo straniero naufrago sull’isola che è costretto a narrare non solo la propria storia, ma anche quella di chi lo ascolta. Fino a che le due storie diventano indistinguibili. Ora vorrei affrontare con Viola alcuni degli argomenti che affronta nel suo libro. Va premesso che si tratta di un libro facile da leggere (perché scritto in modo molto scorrevole), ma per non altrettanto semplice da “digerire”. Non è un libro consolatorio né “a lieto fine”, anche se vi sono in esso tantissimo amore e tantissima gioia. Rileggendolo a distanza di un anno mi sono reso conto che ogni parola sta lì perché ci deve essere. Non ho potuto trovare un solo aggettivo ridondante! E questo non è ciò che i lettori d’oggi amano. 1) Difficile ricavare poche domande da un libro così ibrido, ricco di interrogativi e spunti sia generali che particolari (e personali). Il primo è il tema dell’incontro con le culture altre. Voi nella scuola di Vizhinjam avete affrontato questo scoglio, tradizionale terreno di scontro fra etnografi, antropologi, sociologi, ecc., in un terreno particolarmente difficile che è quello dell’interazione con i bambini (e non solo, perché nel libro si espone anche la tematica del conflitto con i genitori). 2) Il secondo tema che vorrei affrontare è in realtà un sotto-problema del primo, L’idea che mi sono fatto di questa esperienza non è sintetizzabile in poche parole: posso però dire che Viola in circa un trentennio di ricerca ha costruito un metodo che si basa sul rovesciamento del tradizionale rapporto che intratteniamo con i codici della comunicazione. Cioè in sostanza del linguaggio. Viola infatti, ispirandosi fra gli altri a Rudolf Steiner e Gurdjieff, predilige il rapporto con i colori, i movimenti e i suoni (per Steiner le energie superiori “agiscono nei colori e nei suoni”). Ciò non vuol dire che il metodo di Viola abolisca la parola, ma che essa intrattiene con la realtà un rapporto che non è necessariamente “enunciativo”. In altre parole l’obiettivo è alleviare, liberare il linguaggio dallo sforzo di “dire” qualcosa, cercando di aprire varchi emotivi e cognitivi alle energie che si muovono sotto la sua superficie. 3) Sempre ai primi due temi è collegato il problema del territorio e dei conflitto etnici e religiosi nel villaggio che avevate scelto. Da questo punto di vista è fondamentale la storia dell’incontro con Padre Sedric e la sua osservazione sulla “rivoluzione copernicana.” 4) Leggendo il libro (anzi nel mio caso rileggendolo) appare chiaro che per te le vicende globali, anche quelle più eclatanti (penso allo tsunami o all’undici settembre), sono collegate ai molti personaggi che compongono la galleria di “Buon viaggio signora Pineapple”. Per questo i capitoli su Simone, Babu, Gerardo, ecc. sono a mio parere fra le pagine più belle. Puoi raccontarci la storia di un personaggio che non hai potuto o voluto includere nel libro? 5) Infine, prima che tu ci parli dei nuovi progetti in Sardegna e del legame fra Sardegna e India, vorrei che tu dicessi qualcosa della nascita del nuovo, o quello che tu chiami “il nuovo da comprendere”. A leggerlo bene questo breve capitolo iniziale sembra essere una profezia sul tempo presente…