Lettera di Viola, 17 Aprile 2014

Carissimi tutti voi che ci sostenete, continuate a farlo, credete ancora in noi, 

passano gli anni, i miei capelli biondi sono spruzzati di bianco e qui in India tutti quelli che mi conoscono continuano a chiamarmi mamma Viola o Ammaji, ho tanta confidenza con questa terra, con l’odore forte a volte stupendo, altre disgustoso, con i loro rumori assordanti, siano essi di “musica”, di tamburi, di traffico o dell’oceano furioso sempre, giorno e notte in tutte le stagioni, o di gente che cucina alle tre di notte perché domani  ci sarà una festa cristiana, mussulmana, induista. 

Ho tanti amici di cuore, mai abbiamo scambiato una parola perché la lingua non lo consente, ma quando ci rincontriamo il cuore comincia a battere più forte, a volte li vedo corrermi incontro, alcuni vecchi vecchi, barcollanti, ma saldi nell’affetto. Oggi lo chiamano METALINGUAGGIO, ma qui in tanti anni si è chiamato solo amore, calore, gioia di rivedersi e ritrovarsi.

Insomma, passano gli anni, sono già 21 anni che vengo in India e l’amore, lo stupore, la bellezza e il fastidio si mescolano e si rinnovano ancora e ancora ecco che così posso  RI-AFFACCIARMI al Plato Studies Center consapevole di ri-pormi, ri-stupirmi e ri-innamorarmi degli occhi, degli sguardi, della serietà, delle conquiste e della freschezza che mette molte di queste persone ancora nella condizione di cercare, di scoprire, di avere fiducia pur consapevoli del cambiamento e delle difficoltà dietro l’angolo. 

Stanno per espropriarmi la casa mi dice qualcuno, e tu come farai chiedo io?

Mi daranno dei soldi, mi rispondono.

Si, ma non saranno certo sufficienti, lo sai no? E poi tu fai il pescatore, per comprare una terra dovrai andare lontano, lo sai? Qui c’è il rischio Tsunami, ma là non c’è il mare.

Come farai a lavorare? Sai fare un altro lavoro?

No, no, non è possibile, starò qui, oppure andrò là.

Così passano gli anni e ormai anche noi, io e Claudia siamo diventati FATALISTE

Sappiamo che la scuola sarà espropriata domani, lo dicono nell’ufficio addetto, ma sappiamo anche che domani potrebbe arrivare dopodomani, cioè tra un anno, forse due?

Inutile preoccuparsi troppo, chissà quante cose succederanno nel frattempo.

In questi anni non ho trovato un modo più forte e più dolce per rasserenarmi che la loro incoscienza, l’ho criticata, ho imparato, sto convivendo con questa sensazione di precarietà con sempre maggior serenità.

Tutti, tutti amano il Plato, da qualche parte riusciremo sicuramente a farcela,

Basta avere fiducia!!!

Anche quest’ anno ci saranno nuovi piccoli e le mamme sono molto felici di aver ritrovato la nostra amica Alessandra, pediatra che le ha incontrate per rassicurarle, trasmettere le regole base dell’igiene, del primo pronto soccorso e per ascoltarle… e rivedere ogni anno Antonella, questo è il nono,  ormai una figura nota a Vizhinjam che la gente saluta volentieri e tante belle e giovani ragazze che sono state accolte con entusiasmo.  

Ecco quindi che il Plato continua la sua crescita, Shaiju che negli anni più volte ho nominato lavora oggi con noi a tempo pieno, insegna inglese che ha imparato molto bene negli anni trascorsi in seminario dove doveva farsi prete, ma ha invece cambiato idea poco prima di prendere i voti.

Non è affatto rigido e contempla con grande aperture un’interreligiosità che spesso in occidente si studia sui libri, ma che ben poco si può comprendere.

Allego le impressioni delle nove donne-ragazze che sono venute o tornate qui per imprimere nelle loro menti e nei loro cuori questa meravigliosa esperienza

Di comunicazione e contatto con l’India povera, l’India che ci ricorda cosa e quanto anche la miseria possa insegnarci a guardare il mondo con altri occhi.

Insieme a loro è qui Athena la mia nipotina di tre anni che è al suo terzo viaggio in India.

Grazie a tutti di cuore.

La Fondatrice

Valeria Viola Padovani

Vorrei che tutti ci ritrovassimo nella consapevolezza che pezzetti di mondo possono cambiare, dal momento che noi tutti possiamo cambiare. Vorrei che noi ragazzi occidentali benestanti ci rendessimo conto che la cosa più importante è dare un pezzetto di possibilità a qualcun altro.

Federica, Modena, 23 anni

Venendo in India ti rendi conto di quanto la tua sofferenza, le tue paranoie sono spesso provocate dai tuoi vizi, dalle tue abitudini, dal tuo egoismo. Vedi questi bambini che ti sorridono incondizionatamente, grati della tua presenza, del piccolo dono che viene loro offerto o semplicemente di avere la possibilità di stare insieme in una scuola. E ti senti un nulla, ti senti ingrato alla vita. Pensi quanto potresti fare senza tanto sforzo e “che la coscienza non ci rimanga in tasca”.

Patrizia, Modena, 60 anni

L’Occidente si riempie la bocca con frasi fatte sui “Diritti dei bambini”, ma nel momento del bisogno la concreta distanza dal mondo povero annulla istantaneamente ed egoisticamente il riconoscimento del bisogno altrui e, bastano pochi istanti, si dimentica. Basterebbe un piccolo sforzo da parte di tutti, e un po’ di comprensione da regalare ogni giorno a qualcuno che non sei Tu, per far sì che quel moto perpetuo inizi e si trasmetta inevitabilmente a chi ti sta accanto.

Solo un attimo, vi chiederei solo un attimo per pensare ad una vostra giornata e osservare quanto “superfluo” trabocca nella vostra vita, a cui basterebbe rinunciare per garantire quelli che noi abbiamo chiamato e dichiarato “DIRITTI”.

Alessandra, Cagliari, 54 anni

Non c’è nulla di più bello al mondo del sorriso di un bambino, e ciò che più rimane impresso dell’India è lo sguardo e il sorriso dei bambini. Ai nostri figli è spesso permesso di fare i bambini anche oltre il limite di età, mentre questi “altri” bambini sono costretti a vivere difficoltà e responsabilità quotidiane da piccoli adulti. Eppure non perdono il sorriso. In quanto genitore, penso che noi tutti dovremmo sentirci obbligati a chiederci il perché di questa differenza e muoverci per cercare di colmarla: i bambini sono bambini in tutte le parti del mondo.

Cristina, Coa Sa Mandara, 45 anni

C’è una donna. Ci sono persone. Ed un sogno. E una scuola, al di là della bellissima spiaggia di Kovalam, dove non solo si insegnano le materie di studio, ma si trasmette ai bambini l’uguaglianza, il diritto, la dignità a prescindere dal Credo. Io ho avuto la possibilità di incontrare i loro occhi e i loro sorrisi. Nessuno come questi bambini, oltre il lavoro di Viola e Claudia, può insegnare che insieme è possibile. Tutti insieme però! Nessuno escluso. C’è bisogno di un atto di Amore e di Fiducia verso la vita. E’ questo che rappresentano i bambini: VITA! C’è bisogno di tutti coloro che riescono a vedere oltre il proprio naso ed il proprio egoismo.

Elena, Torino, 31 anni

E’ facile dimenticare quelle persone che ogni giorno in tutto il mondo vivono in condizioni di estrema povertà, non hanno da mangiare, non hanno la possibilità di curarsi, di esprimere e vivere i propri desideri, sogni, talenti, di seguire la propria strada. Il Centro studi Platone spalanca una porta che tutto, intorno a loro, mantiene chiusa: dona possibilità, e contribuisce a tutto ciò che dovrebbe essere sentito come un onore e un obbligo allo stesso tempo.

Daniela, Torino, 36 anni

In questi anni ho seguito e in piccola parte condiviso le ansie, paure, preoccupazioni del Plato Studies Center, fino alla costruzione del porto che purtroppo porterà all’esproprio della scuola. So bene che in quel piccolo villaggio questa è un riferimento importante per tutta la comunità, e quindi è un delitto pensare che tutto debba finire. La speranza di poter spostare la scuola, magari di poter comprare una terra sta venendo meno, ed io non mi voglio più sentire impotente ed inutile, ma parte attiva e sostegno di una coraggiosa e bellissima idea. Il desiderio è che questo sogno continui e si trasformi con il mio sostegno e quello di tutte le persone, conoscenti, amici, parenti, che insieme vorranno aiutare, esserci, innamorarsi e credere che si può e basta poco.

Antonella, Cagliari, 55 anni

Per tutti noi che non abbiamo un momento per pensare, che ci siamo privati di un attimo per ricordare, a cui è stato strozzato l’impulso di sognare, a tutti noi vorrei dire che non siamo soli. Non siamo soli nelle nostre case barricate, nei nostri uffici dove lo stress sopprime ogni differenza, non siamo soli nei nostri ospedali dove le malattie dell’anima hanno infettato i nostri corpi e spezzato il nostro impulso all’azione. C’è un angolo del mondo dal quale tutte le idee che accompagnano le nostre statiche giornate appaiono sotto un’altra luce. Nelle notti indiane la luna calante accoglie il viaggiatore con un sorriso e le sovrastrutture che opacizzano i rapporti quotidiani in Occidente si trovano a crollare sopraffatte da un’energia sconosciuta che si sprigiona dalla terra, sale attraverso la nostra emotività e mira ai nostri cuori e alle nostre anime. Qui dove la miseria è tale che sembra non ci sia niente da perdere, le persone ci sorprendono con la loro generosità e i bambini con la loro gratitudine. Ma il Plato Studies Center, un ponte tra Oriente e Occidente, rischia di crollare e lasciare nella fame e nell’ignoranza centinaia di bambini che ci guardano con occhi a noi nuovi. Permetteteci di salvarli, permetteteci di salvarci!

Fiammetta, Roma, 31 anni