Lettera di Viola, 2 Marzo 2015

Un caldo saluto a tutti voi, sono vicina alla partenza quest’anno un po’ in ritardo perchè probabilmente resterò più a lungo in terra d’India per cercare di comprendere meglio quale sarà il futuro della scuola e se dovremo spostarci oppure restare appesi al filo ignoto di quel domani di cui vi ho tante volte parlato. Spero di non avervi annoiato con questa storia!

Tutto procede benissimo nella nostra scuola e ora abbiamo anche un nuovo insegnante mussulmano. Viviamo in un villaggio  di 24.000 persone, 18.000  cristiani, 6.000 mussulmani,  con qualche raro induista. Chi ci segue da anni lo ricorda,  fu proprio in occasione dello Tsunami di 10 anni fa che varcammo il muro invalicabile che divideva le due popolazioni nello stesso villaggio, quel muro  impenetrabile che impediva a cristiani e mussulmani di parlarsi, di incontrarsi, che legittimava odio o indifferenza. Una zona denominata “terra di nessuno” divideva gli uni dagli altri, era sempre presidiata dalla polizia e di tanto in tanto avvenivano lotte intestine tra le due fazioni alle volte governate e sedate dalla polizia, altre invece accadeva l’inevitabile tragedia. Dopo lo Tsunami, dal momento che la nostra scuola e le famiglie cristiane non avevano avuto seri danni, decidemmo di aiutare chi invece aveva perduto tutto, da lì, da Vizhinjam  fino al Tamil Nadu dove il disastro era stato totale. Nel nostro villaggio i danni li avevano  avuti  soltanto i mussulmani che abitano la parte bassa, incontrammo quindi molte famiglie  e i responsabili del villaggio. Quel gesto sciolse, almeno in parte una vecchia tensione lasciata là da secoli e riproposta ai bambini i quali invece, come tutti i bambini del mondo non avrebbero le stesse prevenzioni degli adulti. Così da allora il “muro” cominciò a cedere e oggi possiamo camminare indisturbati attraverso il centro del villaggio tra una zona e l’altra. Molti ci conoscono, la gratitudine ha lasciato un segno indelebile e molte rigidità, prevenzioni, rabbie del passato si sono ammorbidite.

 Ecco quindi che cristiani, mussulmani e induisti si incontrano proprio grazie alla scuola che non ha nessuna bandiera né politica né religiosa.

 Nei giorni immediatamente dopo lo Tsunami del 2004 sono stata quotidianamente in contatto con la Televisione Svizzera alla quale ho testimoniato la tragicità del terribile evento ed i pochi mezzi con i quail lo stesso veniva affrontato.

 Ad emergenza conclusa una troupe del Telegiornale Svizzero venne ad incontrarci e realizzò un servizio/documentario su questa particolare condizione di Vizhinjam, il villaggio di pescatori, e quindi sulla nostra scuola che ebbe, ha e avrà sempre la funzione di unire, mai di separare a meno che non vengano disattese le regole che con molta determinazione siamo riuscite a far vivere e rispettare.

 Oggi quindi cambiamenti anche al Plato Studies Center e ancora e di nuovo posso affermare che lì, in quel puntino sul pianeta a sud del mondo dove la miseria ancora imperversa e spesso distrugge c’è chi alza la testa, alza lo sguardo e riesce a vedere le possibilità che  considerano come alternative creative alla nostra vita.

 Il rapporto con i mussulmani non è estraneo alla mia vita lì, non può esserlo vista la scelta, ma ho avuto altri motivi per incontrarli, l’università in cui ha studiato mio figlio Simone in India e il college che ha frequentato pieno di ragazzi e ragazze di tutte le religioni e lì la religione è come un marchio, un’appartenenza molto forte. Ho incontrato persone meravigliose, altre molto chiuse, persone rigide, altre calde e ospitali, ma d’altronde dopo anni e anni che vivo parte della mia vita in oriente, nonostante tutti i cambiamenti planetari, posso ancora e di nuovo affermare che sappiamo ben poco dell’altra parte del pianeta, ma un aspetto è forte, più forte di qualsiasi altro…

 I bambini danno lezioni di vita continue e costanti, con la loro sola esistenza. I loro istinti sono uniti da un codice comune che riesce sempre a farli sorridere, a farli rialzare, a far sì che continuino a sperare. Anche dove la diffidenza degli adulti ha ormai distrutto tutte le possibilità di comunicazione e di cooperazione.

Grazie  sempre  per l’aiuto che ci date e la possibilità di poter continuare a credere in un mondo migliore.

La Fondatrice

                                                                    Valeria Viola Padovani